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Linee pastorali diocesane 2011-2012

Archivio storico > Anno 2011 > Settembre 2011




Carissimi,
sta per cominciare il mio nono anno di ministero in mezzo a voi. In questo tempo, di anno in anno, ho indicato alla nostra Chiesa ciò che è essenziale dell’esperienza cristiana, convinto che in un tempo difficile e di dispersione è necessario ricercare, anche per le singole comunità, ciò che è centrale nella loro vita.
Ecco, in sintesi, quanto sono venuto proponendo. È compito di ogni comunità sostenere l’esperienza del discepolato come rapporto personale e comunitario col Signore fondato sull’
ascolto della Sua parola, che cresce nella comunione generata dalla celebrazione eucaristica nel giorno del Signore, al fine di promuovere un’esistenza, abitata dal Signore, che genera un nuovo stile di vita.
Se si realizza questo, ogni comunità diventa un grembo capace sia di generare alla fede nuovi figli attraverso il complesso e articolato processo dell’iniziazione alla vita cristiana, sia di proporre cammini significativi a quanti, soprattutto adulti, cominciano a ripensare la fede.
Queste sono le cose che vi ho scritto e vi ho presentato come “Linee pastorali” in questi anni e rimangono di riferimento per il rinnovamento della vita comunitaria. Mi rendo conto che queste indicazioni faticano ad essere vissute nelle nostre comunità, ma rimangono attuali perché vogliono favorire lo stretto legame tra la fede e la vita come è emerso anche nei Convegni diocesani
Con Dio o senza Dio che cambia? (nel rapporto con i beni, nel tempo della sofferenza e della morte, nel lavoro, nell’affettività e sessualità, nella convivenza sociale, nella vita familiare) e Dio è credibile? (sulle immagini che abbiamo di Dio).
Mentre invito ciascuno a contribuire per rinnovare le comunità secondo quegli itinerari, quest’anno suggerisco un atteggiamento che è condizione previa perché Vangelo e vita si incontrino seriamente: vi chiedo cioè di crescere nella capacità di ascoltare la parola di Dio e la parola dell’uomo.
Ascoltare è l’azione attraverso la quale diciamo al nostro interlocutore: «Tu per me sei importante, io sono qui per te, per nessun altro; voglio sentire e capire ciò che mi dici, non giudicarti». L’ascolto permette agli interlocutori di aprirsi, di stabilire una relazione di fiducia e di accoglienza.
Ascoltare significa dunque fare spazio, ospitare in se stessi la persona che si ha davanti per divenire sua dimora ed è la condizione per comprenderla veramente. Solo così la parola e i gesti di risposta che nascono dall’ascolto stabiliscono una relazione vera che permette di integrarsi in una rete di rapporti che danno significato alla propria esistenza.
La Chiesa stessa nasce e vive dall’ascolto della parola del Signore che si incontra con la domanda di senso che abita ogni essere umano. Queste due parole – dell’uomo e di Dio – non si ascoltano mai una volta per tutte, perciò la Chiesa è chiamata ad accoglierle quotidianamente sempre come nuove nel contesto storico in cui vive.
Una “Chiesa in ascolto” è quindi una Chiesa disponibile ad ascoltare Dio Trinità e l’uomo e su questo fonda la capacità di non chiudersi in se stessa ma di aprirsi con fiducia al futuro.

IN ASCOLTO DI DIO
L’ascolto è fondamento e condizione dell’esperienza di fede. Non solo nell’Antico Testamento, ma anche in bocca a Gesù ‘ascoltare’ rimane il primo dei comandamenti: «Ascolta, Israele» (Mc 12,29) ed è ancora Lui, il «Verbo fatto carne» (cfr Gv 1,1-14) che proclama: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,28). L’apostolo Paolo ammonisce: «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17).
Ci proponiamo di imparare ad ascoltare avendo come maestro il Signore che vive in costante ascolto verso il Padre e verso l’umanità.
L’atteggiamento di ascolto che vogliamo maturare non è strumentale al fine di predisporre migliori strategie pastorali, ma si propone di aiutare la nostra Chiesa a vivere la sua identità e il suo mistero in profondità. Nel momento più ricco della sua vita – la celebrazione domenicale dell’eucaristia – la comunità cristiana anzitutto si mette in ascolto della parola del Signore e, solo dopo, risponde con la professione di fede e la preghiera universale.
La nostra diocesi, inoltre, da molto tempo, nel cammino pastorale si lascia condurre ogni anno dalla lettura di un libro biblico. Per illuminare e sostenere la nostra capacità di ascolto quest’anno indico la
Lettera di Giacomo. Lo scritto apostolico è indirizzato a delle comunità provate, come invito alla pazienza in un’attesa carica di speranza nella venuta del Signore.

IN ASCOLTO DELL’UOMO
Chiedo a tutte le comunità a farsi capaci di ascolto, insieme a me, dell’umanità che vive sul nostro territorio e in tutte le sue espressioni:
La famiglia: essa è luogo dove si concretizza l’amore e si offre il necessario per la crescita umana; per questo essa è attraversata da molte tensioni e fatiche – penso alle difficoltà del lavoro e dell’educazione dei figli e, sul piano affettivo, alle famiglie segnate dalle separazioni, a quelle ricostruite, alle famiglie di fatto che spesso avvertono di non essere accolte e addirittura si sentono giudicate dalla Chiesa.
Gli adolescenti e i giovani quasi del tutto assenti dalle nostre chiese: quali sono le loro attese? Hanno speranza per il futuro? Li conosciamo fino in fondo?
Pensando ai ragazzi e ai giovani ho presenti anche
gli educatori, in particolare il mondo della scuola con gli insegnanti, i dirigenti e gli altri operatori, nella consapevolezza che educare significa ascoltare e comunicare – per la comunità cristiana, la vita buona del Vangelo – per consentire ad un’altra persona di porsi di fronte alla realtà con gli strumenti per comprenderla e interpretarla.
Gli anziani e gli ammalati. L’allungamento della vita ci chiede di essere ascoltatori attenti della vecchiaia, spesso vissuta nella debolezza e nella malattia, segnata da stati di abbandono in una crescente difficoltà per una completa assistenza; vedo anche i problemi complessi dei luoghi di sofferenza e di lunghe degenze.
Il lavoro: esso è condizione che dà dignità e sostegno alla persona. Ma quanto condividono le nostre comunità del dramma della sua perdita, dello stato di permanente precarietà, del lavoro nero, della mancanza di sicurezza in cui talvolta si svolge o dei danni alla salute che comporta, degli orari che sacrificano la vita familiare? Strettamente legato al lavoro è il tempo della festa, essenziale per la persona e per la vita sociale. Come è proposta nelle singole comunità cristiane la domenica – oggi ridotta a un giorno qualsiasi – al fine di offrire una vera esperienza di festa che è incontro e scambio di vita?
• Siamo anche interpellati dalla dimensione della
cittadinanza, della partecipazione alla vita civile. L’ascolto di questa dimensione
“politica”, cioè di presenza nella vita civile, si impone per non ridurre la fede a una dimensione interiore e privata.
• La comunità è sollecitata anche all’ascolto di situazioni finora sconosciute, come la presenza di
persone immigrate che appartengono ad altre culture e religioni. Come ascoltarle vincendo sospetti, ignoranza, esclusione? E come coinvolgere i molti immigrati fratelli nella nostra fede?
• Invito le nostre comunità anche a un serio ascolto del
creato: esso geme e soffre per la fragilità sua propria, per le violenze che l’uomo gli infligge e per il tradimento della sua vocazione di bene destinato a tutti; ma prima ancora è necessario ascoltare la sua dimensione sacramentale, di segno che parla di Dio.
Svuotiamoci dunque di risposte facili e preconfezionate e disponiamoci, da poveri, in modo autentico e profondo, all’incontro con Cristo vivo, ascoltandolo in modo appassionato nei luoghi dove si fa parola – nella Bibbia, nella forza rigeneratrice dei Sacramenti – e dove si fa immagine, scoprendo quelle tracce piccole di Lui nei fratelli e nel mondo.
Abbandoniamo l’atteggiamento, oggi diffuso, di una comunicazione superficiale e invadente, spesso insignificante, incapace di generare amicizia e relazione. Dall’ascolto vero nascerà una parola capace di suscitare fiducia e speranza che ciascuno sentirà rivolta proprio a sé.

APPRENDISTATO DI ASCOLTO
Chiamata ad ascoltare, la nostra Chiesa deve cominciare ad ascoltare se stessa, con un dialogo sincero all’interno del presbiterio e di ogni comunità.
Invito le famiglie religiose, maschili e femminili, e gli istituti secolari a rinnovarsi nell’ascolto, ciascuna al suo interno e tra di loro, per essere pronte ad ascoltare l’umanità che incontrano. Vedo un segno particolare del nostro cammino nei monasteri e gli eremi della nostra Diocesi come luogo di silenzio per ascoltare Dio e l’uomo.
Le Associazioni e i movimenti laicali che hanno il loro significato in riferimento all’uomo, sono anch’esse chiamate all’ascolto anzitutto reciproco e poi degli ambiti dove operano, per elaborare il senso della loro testimonianza in situazioni nuove.
A questo punto il suggerimento si fa concreto, in vista della maturazione di una vera e propria “Spiritualità dell’ascolto”, con alcune proposte: i mesi che abbiamo davanti, a cominciare da settembre, saranno un “tempo di apprendistato dell’ascolto”.
Ci saranno iniziative a
livello diocesano per ascoltare la realtà, ma è soprattutto a livello zonale che si dovrà lavorare – con l’aiuto del gruppo dei direttori degli uffici pastorali diocesani – per “imparare ad ascoltare”.
Ogni
parrocchia o unità pastorale concretizzi l’ascolto creando anche un “luogo” o momento per far dialogare la vita con il Vangelo.
Subito dopo le feste di Natale faremo il punto per condividere le vie che l’ascolto ci ha aperto.
Anche alcune delle iniziative che continuano dagli anni passati – come la visita pastorale, l’attenzione alle piccole comunità bisognose di animatori in spirito di corresponsabilità ecclesiale, la celebrazione del giorno del Signore come momento di incontro e di ascolto – dovranno essere realizzate con questo spirito.
Ci conforti il pensiero che Maria, Madre di Dio e Madre nostra, è la donna dell’ascolto: «Avvenga di me secondo quello che tu hai detto» (Lc 1,38)! A Lei affido questa avventura di un religioso ascolto dell’uomo, della storia e di Dio.
A nome di tutta la nostra Chiesa mi rivolgo a Dio con la preghiera di re Salomone: «Dammi, Signore, un cuore che ascolta» (1Re 3,9).
Vostro

ITALO CASTELLANI
arcivescovo

Lucca, 4 settembre 2011

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