Nuovo e antico
La missione nasce dalla consapevolezza di essere oggetto di dono e si configura come rendimento di grazie per il dono ricevuto.
Non perché ci sono tanti preti, tanti catechisti, tante persone che frequentano ... si può fare missione, ma per la sovrabbondanza della grazia.
Quando analizziamo la fatica missionaria della nostra chiesa, elenchiamo una serie di fattori che ci sembra spieghino i ritardi accumulati: il calo delle vocazioni, la secolarizzazione che ha aggiunto molta acqua nel vino della passione per il Regno, le scelte sbagliate ... e così via dicendo in un corteo di lamentazioni che, sebbene sappiano spiegare sociologicamente il fenomeno, forse servono ad occultare la domanda che non vogliamo farci.
Se tra dono e missione esiste un legame di causa ed effetto, non sarà che la nostra chiesa oggi fa fatica sul piano dell’impegno missionario perché le difficoltà oggettive al suo interno affievoliscono la capacità di percepirsi oggetto di dono, anzi luogo della sovrabbondanza del dono?
Oggi alla nostra chiesa, troppo ripiegata su se stessa, l’Apostolo Paolo ripeterebbe l’esortazione rivolta ai Corinzi: “Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1Cor 4,7).
Alla luce dell’invito di Gesù ai Dodici: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), la missione va ricollocata nell’orizzonte della gratuità e della speranza.
I Vescovi d’Asia, il continente con il più piccolo numero di cristiani (solo il 3% della popolazione), riuniti nella V Conferenza della Federazione dei vescovi asiatici hanno affermato:
"Evangelizziamo prima di tutto con un senso profondo di gratitudine a Dio Padre, Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo (Ef 1,3), e ha mandato lo Spirito nei nostri cuori così che noi possiamo partecipare alla vita vera di Dio. La missione è soprattutto una sovrabbondanza di vita che scaturisce da cuori riconoscenti e trasformati dalla grazia di Dio".
Più avanti nel loro testo i Vescovi, riferendosi alla lettera ai Romani, aggiungono che i cristiani fanno nella fede un’esperienza profonda dell’amore di Dio in Cristo Gesù, amore versato nei loro cuori dallo Spirito Santo: "Senza un'esperienza personale di questo amore ricevuto come dono e grazia, nessun senso di missione può fiorire" .
L'annuncio del Vangelo
non dipende
dall'essere in tanti
né dai mezzi usati,
ma scaturisce
dove si ringrazia
per il dono ricevuto